
Carissima Comunità,
in questo tempo di Quaresima desidero rivolgermi a ciascuno di voi con il cuore colmo di gratitudine e di speranza. A Natale vi avevo invitato a contemplare il pastore dello stupore, quella figura semplice e luminosa che ci ricorda come lo sguardo del credente debba restare aperto, meravigliato, capace di lasciarsi sorprendere da Dio.
Oggi, ripartendo da quella immagine, vi propongo un nuovo passo:
trasformare lo stupore in preghiera, una preghiera che — come la Sagrada Família di Gaudí — nasce dalla terra ma si slancia verso il cielo.
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1. Lo stupore: la porta del cuore
Viviamo in un mondo che corre, che consuma, che dimentica. Eppure, lo stupore rimane una delle esperienze più pure e più vere dell’essere umano. È lo stupore del bambino che guarda il creato con occhi limpidi; è lo stupore di chi riconosce che tutto è dono.
Sant’Agostino ci ricorda:
“Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare… tutte ti rispondono: guarda, siamo belle. La loro bellezza è una confessione.”
Lo stupore è già preghiera, perché riconosce la presenza del Creatore.
E come nella Sagrada Família, dove la luce filtra dall’alto e trasfigura ogni cosa, anche lo stupore illumina il cuore e lo prepara all’incontro con Dio.
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2. Un cammino che inizia da dentro
Vi invito a un gesto semplice ma decisivo: accendere una piccola luce nel cuore.
Prendetevi del tempo — un’ora, un pomeriggio, una passeggiata — per fare memoria della vostra vita: dove siete, cosa portate, quali pesi e quali gioie abitano il vostro cuore.
– Camminate in silenzio.
– Pregate il rosario.
– Fermatevi davanti al tabernacolo o all’adorazione eucaristica.
– Lasciate che le lacrime, se arrivano, siano un dono.
Papa Francesco dice:
“Le lacrime sono un dono: a volte sono come gli occhiali che ci permettono di vedere Gesù.”
Non trattenetele. Consegnatele.
E come Gaudí che iniziava ogni progetto inginocchiato, chiedete allo Spirito di guidare il vostro cammino interiore.
Dopo esservi svuotati del “fare”, invocate la quiete: quella pace che permette di ascoltare dove il Signore vi vuole oggi.
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3. La preghiera che nasce dallo stupore
La preghiera non è un dovere, ma un incontro.
Non è un compito, ma un respiro.
Non è un peso, ma una relazione.
Nella Sagrada Família tutto è pensato per elevare: le colonne come alberi, le vetrate come cieli, le forme come mani giunte.
Così dovrebbe essere la nostra preghiera: un movimento ascensionale, un cuore che si lascia attirare da Dio.
Gesù ci invita:
“Quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto.”
(Mt 6,6)
È lì, nel silenzio, che la preghiera diventa vita, guarigione, lode, ringraziamento.
È lì che il nostro stupore si trasforma in un slancio verso l’alto, come la basilica che cresce pietra su pietra, giorno dopo giorno.
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4. Con Gesù nel Getsemani
Vi chiedo di fermarvi, come il Venerdì Santo, nell’orto degli Ulivi.
Di vegliare con Lui.
Di pregare per Lui e attraverso di Lui per noi.
Nel Getsemani Gesù vive la notte più buia, ma anche la più feconda.
San Luca scrive:
“Gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo.”
(Lc 22,43)
Anche noi, nella preghiera, possiamo diventare consolazione per Cristo e ricevere consolazione da Lui.
E come le colonne della Sagrada Família che si sostengono a vicenda, anche noi possiamo sorreggerci nella notte, sapendo che la luce verrà.
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5. Una comunità che diventa cattedrale
Ognuno di noi è un piccolo dettaglio, un giglio fragile, un pinnacolo di fede. Da soli siamo poca cosa, ma insieme diventiamo una cattedrale della preghiera: un luogo vivo, luminoso, abitato dallo Spirito.
E vorrei che questa immagine si arricchisse di un’altra, potente e suggestiva: quella della Sagrada Família.
Chi entra in quella basilica percepisce che tutto — colonne, luci, colori — è pensato per slanciarsi verso l’alto.
Gaudí non costruiva solo muri: costruiva un cammino che parte dalla terra e si lascia attirare dal cielo.
Così è la comunità cristiana quando prega.
Siamo radicati nella terra, nelle nostre fatiche e fragilità, ma insieme ci solleviamo, ci sosteniamo, ci innalziamo come quelle colonne che, pur diverse, convergono verso la stessa luce.
La comunità non è un insieme di individui, ma un corpo che respira all’unisono.
E la preghiera è il suo respiro.
San Paolo ci ricorda:
“Pregate senza cessare.”
(1Ts 5,17)
Non significa ripetere parole, ma vivere con un cuore aperto, attento, disponibile.
Come la Sagrada Família, anche noi siamo un’opera ancora in costruzione, ma già abitata dalla bellezza di Dio.
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6. Un invito per questa Quaresima
Vi propongo un’immagine che ci guiderà:
lo stupore che diventa preghiera silenziosa, e la preghiera che si slancia verso l’alto.
Una preghiera:
– che ringrazia
– che guarisce
– che loda
– che vive
– che coinvolge tutta la nostra umanità
Una preghiera che nasce nel segreto e si espande nella comunità, fino a diventare testimonianza.
Una preghiera che, come la Sagrada Família, cresce lentamente ma con fermezza, lasciandosi modellare dalla luce dello Spirito.
Che questa Quaresima sia un ritorno alla sorgente, un tempo di ascolto, di silenzio, di lacrime che purificano e di stupore che apre il cuore.
Che ciascuno di noi possa ritrovare il gusto della preghiera semplice, essenziale, viva.
E che insieme possiamo costruire — giorno dopo giorno — una cattedrale fatta non di pietre, ma di cuori che pregano.
Con affetto e benedizione,
Don Domenico Petti
