Lettera alla Comunità – Natale 2025
Cara comunità,
in questo tempo di Natale, desidero raggiungervi con una parola semplice, come davanti a un caminetto acceso, in una casa piena di volti e di affetti. Mi piace immaginare di entrare nelle vostre case, nei vostri cuori, per fermarci insieme a meditare il mistero del Natale.
In questi giorni, tante cose passano sotto i nostri occhi: le vetrine, i desideri, i menù di casa. Ma in questo Anno del Giubileo 2025, anno di Grazia per la nostra diocesi e per tutta la Chiesa, vi invito a tornare al cuore: il presepe.
Il presepe è il primo Natale. È il luogo dove tutto nasce. È memoria viva di una tradizione che univa le famiglie, che faceva pensare, immaginare, costruire. È il centro, come ci ricorda anche Eduardo De Filippo nel suo Natale in casa Cupiello, dove il presepe diventa il fulcro della narrazione e della vita.
Tra i tanti personaggi del presepe, ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore: il personaggio dello stupore. Non porta doni materiali, ma porta sé stesso, porta l’incontro, porta l’essere toccato dall’annuncio: “Oggi è nato per voi il Salvatore”.
Sant’Agostino ci ricorda: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare Dio”. E questo è il motivo del nostro stupore. Non un’emozione passeggera, ma una disposizione profonda del cuore, che ci apre alla novità, all’entusiasmo, alla gioia.
Vi invito, allora, a vivere questo Natale con stupore. Anche se pensi di non avere nulla da offrire, tu stesso sei un dono. Come dice San Giovanni Crisostomo: “Non cercare cosa offrire, ma offri te stesso”. È questo che costruisce la comunità: il dono di sé, fatto con amore, con libertà, con gioia.
Nel presepe ci sono tutti: chi dorme, chi lavora, chi osserva, chi canta. Tutti fanno parte del capolavoro. Anche lo scarto, anche il creato, anche ciò che sembra inutile diventa luogo caldo, accogliente, santo. Così è la nostra comunità: un mosaico di volti, storie, fatiche e speranze.
Vi esorto, allora, come fratelli e sorelle, come collaboratori pastorali, catechisti, volontari, giovani e adulti, a scegliere lo stupore. A mettervi in gioco. A lasciarvi toccare dalla Parola, dall’Eucaristia, dalla Confessione, dalla carità vissuta. A dire con il cuore: “Signore, voglio incontrarti. Stupiscimi.”
San Leone Magno scriveva: “Riconosci, cristiano, la tua dignità: sei diventato partecipe della natura divina.” Questo è il nostro Natale. Questo è il nostro cammino. Questo è il nostro capolavoro.
Vi abbraccio con affetto e vi auguro un buon incontro con il Signore. Che il Natale sia per ciascuno di voi una scoperta, una rinascita, una festa dell’anima.
Con affetto e preghiera,
Don Domenico

